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Lazio

Vulcani spenti, pianure bonificate e monti che nessuno si aspetta

I laghi stanno dentro i crateri, la pianura era palude fino a novant anni fa e a due ore da Roma si sfiorano i duemiladuecento metri.

Il Lazio è fatto di due materiali: il tufo, che viene dai vulcani spenti del nord, e il calcare, che forma i monti a sud e a est. Fra i due c'è la pianura, che in parte è alluvionale e in parte è stata tolta all'acqua. Capire questo spiega quasi tutto il resto, dai paesi appollaiati sulle rupi ai laghi perfettamente rotondi.

Il lago di Vico dentro il suo cratere: l'acqua sta dove prima c'era il fuoco

I laghi dei crateri

Bolsena è il più grande lago vulcanico d'Europa, centoquattordici chilometri quadrati con due isole in mezzo. Vico è il più chiuso e il più alto, dentro una corona di boschi. Bracciano è il più vicino a Roma e il più frequentato, e da secoli fornisce acqua alla città. Albano e Nemi, ai Castelli, sono piccoli e profondissimi. Tutti e cinque hanno la stessa origine e la stessa forma: un buco lasciato da un'esplosione.

La pianura che non c'era

L'Agro Pontino, fra Latina e Terracina, era palude e malaria fino al 1930. In sette anni fu prosciugato con i canali e le idrovore, e ci furono costruite sopra città nuove: Latina, Sabaudia, Pontinia, Aprilia. Oggi è la campagna più produttiva della regione, piatta e geometrica, e il Parco del Circeo ne conserva l'angolo rimasto selvatico, con le dune e i laghi costieri.

Le montagne

A est del Tevere il Lazio è montuoso sul serio. I Monti della Laga, al confine con l'Abruzzo, superano i duemiladuecento metri; il Terminillo domina la conca di Rieti; i Simbruini e gli Ernici chiudono la Ciociaria con faggete e altopiani. A sud i Lepini e gli Ausoni arrivano quasi al mare, e la strada fra Terracina e Gaeta passa sotto le loro pareti.

Il Tevere e la costa

Il Tevere attraversa la regione per quattrocento chilometri e finisce a Ostia, dove il litorale è basso e sabbioso per decine di chilometri. La costa cambia solo due volte: al promontorio del Circeo, che si alza di colpo a cinquecento metri, e fra Sperlonga e Gaeta, dove le montagne arrivano all'acqua.